“The Northman”, il film di Robert Eggers tra fato, sangue e vendetta

Robert Eggers, il regista di The VVitch e The Lighthouse, torna al cinema con The Northman, vero e proprio film rivelazione di questo 2022, anno avido di proposte filmiche coraggiose e controcorrenti. Sembra incredibile come in piena egemonia culturale “woke”, Eggers sia riuscito a fare un film così coraggioso disponendo di ampie risorse economiche. Sì, perché The Northman ruota attorno ai temi del fato e dell’importanza della linea di sangue patrilineare. Non troverete donne nerborute, virago che negano la propria femminilità, ma ruoli di genere tradizionali. Non è presente nessuna forma di ridicolo e antistorico blackwashing. Per fortuna, non è una produzione Disney o Netflix.

“The Northman” è ambientato nell’Islanda del X secolo. È un’epica saga di vendetta vichinga che trova ispirazione anche nell’Amleto di Shakespeare e nel “Conan the Barbarian” diretto nel 1982 da John Milius. La vicenda prende le mosse dal dramma del bardo inglese ma è densa di riferimenti sia alla mitologia nordica, sia alla prosa di Robert E. Howard, scrittore americano creatore della saga di Conan il barbaro.

Le riprese sono state realizzate in massima parte in Irlanda con solo pochi giorni per catturare qualche immagine in Islanda. Paesaggi e campi lunghi creano un’atmosfera epica e mitologica ben realizzata attraverso una fotografia mozzafiato. La valida colonna sonora di Robin Carolan e Sebastian Gainsborough s’ispira evidentemente al Nordic Ritual Folk di artisti come Wardruna, Forndom e Heilung. La musica è funzionale alla narrazione degli eventi, soprattutto nei momenti più drammatici e cruenti.

Nell’anno 895 il Re vichingo Aurvandill (Ethan Hawke) torna nel suo regno sulla costa irlandese da sua moglie Gudrún (Nicole Kidman) e da suo figlio Amleth. Ferito e reduce da cruente battaglie, il sovrano decide di affidare le sue responsabilità al giovane figlio. Fjölnir, il fratello del Re, però tradisce e uccide vigliaccamente Aurvandill. Lui e i suoi uomini s’impadroniscono del regno e prendono prigioniera la regina.

Dopo aver assistito a tutto questo, Amleth, dato per morto, fugge in barca, giurando di vendicare suo padre, salvare sua madre e uccidere lo zio Fjölnir.

Amleth cresciuto, interpretato magnificamente da un massiccio Alexander Skarsgård, diventa un feroce predone vichingo. Assieme ai suoi compagni mette a ferro e fuoco i villaggi dell’Europa orientale. L’incontro con una sciamana, impersonata dalla cantante islandese Björk, gli ricorda però il suo voto di vendetta. Venuto a sapere che lo zio e la sua corte si trova ora in Islanda, Amleth s’imbarca per l’isola fingendosi uno schiavo. Entra così a far parte della servitù di Fjölnir, per poi attuare ferocemente i suoi propositi di rivalsa e di riconquista.

Come affermato all’inizio, nel film il dramma di Shakespeare si sposa ferocemente con il vendicativo Conan di Milius. Il riferimento alla creatura letteraria di Howard è esplicitato anche in una scena (forse solo immaginata dal protagonista) in cui il nostro eroe si appropria di una spada sfidando e sconfiggendo uno scheletrico non-morto. La sequenza è presa da un racconto di Conan intitolato “La Cosa nella Cripta”. È una breve novella che, a onor del vero, non fu scritta direttamente da Howard ma da Lin Carter e Sprague de Camp. La scena dimostra comunque quale sia il ricco background di Robert Eggers e dello scrittore e poeta islandese Sjón (Sigurjón Birgir Sigurðsson) che assieme ad Eggers ha firmato la sceneggiatura del film.

Siamo di fronte ad una pellicola che non tradisce la vena autoriale di un regista capace di infondere forza e profondità al suo immaginario filmico. Quello di Eggers è un cinema stratificato, denso di rimandi culturali, visivi e letterari. Vi sono elementi iconografici non sempre evidenti per un pubblico generalista ma che strizzano l’occhio a chi riesce a coglierli. Pensiamo solo ai riferimenti all’arte di Sascha Schneider presenti nel film The Lighthouse o l’immaginario stregonesco di The VVitch, in gran parte debitore del film svedese Häxan (1922).

Qui Eggers si supera con delle immagini che mostrano un’ampissima conoscenza delle fonti iconografiche e letterarie della mitologia norrena. La scena con la valchiria che cavalca verso il Valhalla è visivamente superlativa. Anche l’iniziazione regale del giovane Amleth da parte del padre non può lasciare indifferenti. Nel film uno stregone islandese con una testa mozzata ci fa pensare sia al teschio di Yorick presente nell’Amleto, sia alla testa di Mímir, personaggio della mitologia norrena. Persino i corvi di Odino e il Dio monocolo stesso fanno brevemente capolinea in una pellicola che si muove in una spettacolare e ispirata fantasmagoria.

Nel film troveremo due riferimenti all’esperienza magico-religiosa della comunanza mistica con il lupo. Il primo si trova nella scena dell’iniziazione del figlio da parte del padre. Il secondo vede un Amleth adulto e suoi compagni vichinghi davanti ad un falò rituale. Il divenire animale, il farsi lupo in una prospettiva magico-rituale indoeuropea, è rappresentato in maniera chiara e feroce coma mai prima d’ora al cinema.

Il film abbonda di scene che evocano un sentire che rimanda all’antica cultura e alla cosmogonia dei Germani. Quando il figlio infila il dito nella ferita del padre, riferimento ironico all’episodio cristiano di San Tommaso, si spalancano immagini dell’albero della vita, dello Yggdrasil. È una vera e propria iniziazione magica che parte dal corpo ferito del Re ed  apre ad un macrocosmo, ad un temporalità sferica, coerente con la sceneggiatura del film e con una visione “pagana”.

Nel film Amleth incontra la giovane schiava Olga, interpretata dalla bella e brava Anya Taylor-Joy. Lui salva lei e viceversa, si amano e Amleth ad un certo punto sembra abbandonare la sua vendetta per l’amore di lei. Dopo aver lasciato l’Islanda in barca, Amleth scopre che Olga è incinta di due gemelli e che proviene dalla sua stessa stirpe regale. A questo punto Amleth capisce che non può venir meno al suo giuramento di vendetta e ai suoi obblighi familiari. Non può fuggire ancora. Contro il parere di Olga, il nostro eroe fa dirigere la nave verso un porto sicuro, mentre lui torna indietro verso morte certa per uccidere lo zio e vendicare così il padre.

Per compiere la sua giusta vendetta Amleth arriverà anche a uccidere la madre – che si scoprirà essere in combutta con lo zio e aver addirittura ordinato l’omicidio del marito – e il giovanissimo fratellastro Gunnar, in precedenza coraggiosamente salvato dallo stesso Amleth durante una violenta competizione sportiva.

Il sangue scorre abbondamene ma la violenza di certe scene, realmente cruente, non è mai gratuita ma sempre funzionale a tratteggiare uno scontro selvaggio e primordiale. Tutto culmina nell’annientamento reciproco dell’eroe e del suo antagonista. In una sequenza degna del mitologico Ragnarǫk nordico, Amleth e Fjölnir combattano nudi e periscono tra i lapilli di lava di Hel, un vulcano islandese in eruzione.

“The Northman” mette in scena l’importanza dell’onore, della parola data, come dell’accettazione di un fato che porta inevitabilmente alla morte. Il protagonista rinuncia alla propria vita per fare “ciò che va fatto”. Solo onorando i propri antenati si può avere una vera discendenza, una continuità tra passato e futuro. Robert Eggers qui coglie un punto nodale di una concezione del mondo di stampo indoeuropeo, un pilastro del credo norreno. In tempi come questi, mostrare certe cose appare sicuramente controcorrente e ardito rispetto all’andazzo molle e vigliacco della società occidentale.

The Northman è un film bellissimo, oltre che coraggioso. È il migliore realizzato dal regista ed è da gustare al suo meglio al cinema, su grande schermo.
Se non riuscite ad apprezzare un film come questo – complesso nei temi e nei rimandi mitologici ma ben fruibile anche a un livello cinematografico spettacolare – vi meritate solo il Thor dei film Marvel/Disney, saturo di puritana e castrante ideologia woke.