
Il ritorno degli Slagmaur con Hulders Ritual segna uno dei rientri più eccentrici e istrionici della scena Black Metal recente. A quasi nove anni di distanza da Thill Smitts Terror, il collettivo norvegese guidato da General Gribbsphiiser pubblica più che un semplice album. Hulders Ritual si presenta, infatti, come un’opera in cui musica, folklore e performance si fondono in una visione teatrale del Black Metal norvegese.
Il concept dell’album ruota attorno alla figura della Huldra, creatura del folklore scandinavo descritta come uno spirito femminile delle foreste capace di sedurre gli uomini e trascinarli nel mondo soprannaturale. Questa dimensione mitologica permea l’intero disco: le composizioni evocano un paesaggio sonoro immerso nella penombra delle foreste nordiche, popolato da presenze invisibili e ritualità arcaiche. La musica segue questa narrazione con grande coerenza. I brani sono costruiti come invocazioni, con lunghe progressioni ipnotiche e atmosfere dense che evocano una dimensione quasi sciamanica.
A rendere ancora più curioso il lancio dell’album è stata la vicenda della presunta scomparsa di General Gribbsphiiser e del produttore Snorre Vestvold Ruch, figura storica del black metal norvegese nota per il progetto Thorns.
Prima dell’annuncio del disco circolò infatti la notizia che i due fossero spariti durante un’escursione sulle montagne norvegesi. Per qualche tempo la storia generò confusione e preoccupazione tra i fan, fino a quando la band rivelò che si trattava di una messinscena ideata per promuovere il concept dell’album, ispirato proprio alle leggende sulle persone rapite dagli spiriti dei boschi.
È una trovata che sintetizza perfettamente l’approccio degli Slagmaur: trasformare l’uscita di un disco in una vera e propria performance che si ricolleghi anche alla storia del genere (Si pensi alla tragica scomparsa di Valfar, poi trovato morto per ipotermia).
Dal punto di vista musicale, Hulders Ritual si distingue per una forte vicinanza a quella corrente del Black Metal norvegese che privilegia atmosfera e trance. In questo senso è impossibile non percepire un richiamo evidente al suono di Burzum, oltre ai primi lavori dello stesso Thorns.
Come nei lavori classici di Varg Vikernes, le chitarre costruiscono lunghi pattern ripetitivi e ipnotici, capaci di creare un senso di sospensione quasi meditativa. I riff non cercano la complessità tecnica ma la potenza evocativa. Questa affinità emerge soprattutto nella costruzione delle atmosfere: riff ciclici e dilatati, progressioni armoniche minimali ed una produzione volutamente fredda e distante. Tuttavia gli Slagmaur non si limitano a imitare quella tradizione ma aggiungono un elemento più teatrale e ritualistico. Nell’album troveremo anche voci multiple, declamazioni e arrangiamenti ben strutturati.
L’album vede la partecipazione di diverse figure della scena nordica, tra cui Hoest dei Taake, Silenoz dei Dimmu Borgir e D.G. dei Misþyrming, oltre alla cantante Maria Charlotte Lund. Queste collaborazioni creano un interessante dialogo tra diverse generazioni del Black Metal scandinavo, ampliando la dimensione rituale dell’opera.
La struttura dell’album, composta da sei brani lunghi e stratificati, rafforza l’impressione di trovarsi di fronte a un’unica narrazione sonora che si snoda tra i paesaggi di Fosen, in Norvegia. Ogni traccia sembra un capitolo di un racconto oscuro che va in crescendo.
Come spesso accade con gli Slagmaur, il risultato è destinato a dividere il pubblico. Alcuni potrebbero percepire la teatralità e il concept come eccessivi, la trovata promozionale fuori luogo, ecc; altri invece troveranno in Hulders Ritual un buon esempio di Nidrosian Black Metal con atmosfere ipnotiche e inquietanti, capace di non perdere il legame con la sua storia e la sua tradizione più primordiale.
Gli Slagmaur dimostrano ancora una volta di essere una delle realtà più eccentriche della scena norvegese contemporanea. Probabilmente, sono meno interessati alla purezza del genere e più alla sua trasformazione in un rituale sonoro e narrativo. In definitiva, Hulders Ritual è un album che probabilmente dividerà gli ascoltatori, ma che conferma gli Slagmaur come uno dei progetti più interessanti della scena norvegese attuale. Siamo di fronte ad un vero e proprio rito sonoro nelle profondità delle foreste nordiche.
Tracklist:
- Ritual Dogs
- Wildkatze
- Huldergeist
- Hexen Herjer
- Warlok
- Rathkings
