Ulvtharm – 7 Uthras

Le braci sotto le ceneri degli MZ.412, pionieri del Black Industrial, ardono ancora. Come ha potuto costatare chi ha avuto la fortuna di assistere alle esibizioni del leggendario trio svedese, il suono dell’oscura macchina infernale – che macina rune ed ossa umane – non si può più fermare. Ora, a riattizzare ancora una volta le fiamme ci pensa uno dei membri co-fondatori del gruppo: Jouni Heikki Ollila, in arte Ulvtharm.
7 Uthras, infatti, è il suo nuovo album appena pubblicato per Cyclic Law. Il lavoro segue a soli due anni di distanza l’esordio solista a firma Ulvtharm, quel Wrēkō che era caduto come un saettante fulmine nero sul desolato panorama post-industriale contemporaneo.

7 Uthras continua sulla scia del disco precedente mettendo ancora più a fuoco la proposta di Ollila, ovvero quello di far mutare il seminale Black Industrial anni Novanta dei MZ.412, tenendo conto anche di quanto fatto di recente da progetti come Trepaneringsritualen, nonché delle evoluzioni recenti del suono dell’altro co-fondatore degli MZ.412, ovvero Nordvargr, in album recenti come Metempsychosis (2018) e Daath (2019).
Il nuovo album di Ulvtharm è un vortice nero. In sette tracce fonde Ritual e Black Industrial con bordate di Drone Music e frequenze rumorose, claustrofobiche e debordanti. Come avviene in “Plague”, primo brano del lotto, udiamo quelle tipiche frequenze disturbate alla MZ.412 crescere per poi schiantarsi in forme catartiche. Il tutto prende la forma della voce catacombale e riverberante di Ollila.
Come un orco proveniente dal bosco più oscuro, il Nostro riesce a creare atmosfere veramente terrificanti. A differenza di molti altri progetti del genere, il rumore non cerca la saturazione o l’estremismo fine a se stesso ma è funzionale alla creazione di una sensazione di pericolo incombente. È un suono che vuole fungere da porta sonora verso regni ultraterreni. Al contempo, in brani come “Sinners Will Inherit The Earth” (per cui è stato realizzato anche un video) e “New Dawn” si descrivono desolati e post-apocalittici paesaggi post-urbani su scenari di arcaici rituali di possessione.

In “All Hail The Serpents” continuano le sperimentazioni vocali su ritmiche rituali che montano sino alla agognata e caotica deflagrazione catartica. “All hail the Serpents, all hail the Seven Uthras!”.
Come già affermato, qui Ollila guarda a recenti soluzioni Ritual Industrial adottate da Trepaneringsritualen e Nordvargr. Più interessante è la sua sperimentazione a livello di tessitura sonora abrasiva in “Blvck Daath”. Ad essa segue un episodio come “Bloodletting Of Magna Mater” che si muove su lidi più tradizionalmente Dark Ambient. È una traccia un po’ alla Raison d’être, sul modello del classico suono Cold Meat Industry.

Il meglio Ulvtharm lo riserva per il finale con l’ottima “The Beginning And The End” che fonde tutte le suggestioni messe in campo dall’artista svedese in un suono rigenerante, al contempo melodico, oscuro e profondamente aggressivo. Le percussioni qui sembrano passi di un gigantesco titano che si avvicina inesorabile su scenari di rovine post-atomiche. È il suono della fine che nasconde un nuovo inizio oscuro.

Ancora una volta il suono post-Industrial contemporaneo è alla sua massima potenza di fuoco. Se amate sonorità estreme alla MZ.412, 7 Uthras è un ascolto imprescindibile. Una menzione va all’ottimo artwork “primordiale” curato dall’artista svedese Axel Torvenius.

Tracklist:

  1. Plague
  2. Sinners Will Inherit The Earth
  3. New Dawn
  4. All Hail The Serpents
  5. Blvck Daath
  6. Bloodletting Of Magna Mater
  7. The Beginning And The End