TourdeForce – Hail the Electronic Sun

L’Occidente decadente è quella cosa che sotto il sole muore agonizzante da centinaia d’anni. Esso decade lentamente ma senza mai spirare definitivamente. Nel frattempo, l’altra faccia dell’Occidente, quella notturna, è celata a chi non se la merita ed è eterna. TourdeForce è, appunto, la perfetta colonna sonora del lato oscuro di Esperia. Quest’ultimo è il nome che diedero gli antichi Greci alla terra che, verso Occidente, brillava sotto la luce della Stella della sera.
L’ultima fatica di Christian Ryder e soci è “Hail the Electronic Sun”. Si tratta di grande album di cover, pubblicato da SPQR, che pone un teso saluto ad un sole elettronico “esperiale”. Brani di artisti seminali come Sol Invictus, Coil, Current 93, Above The Ruins e Death in June vengono riplasmati dai TourdeForce in una matrice Synth che ridona carica energetica a capolavori classici e senza tempo del Neofolk, del Darkfolk e, in generale, della musica Post-Industrial inglese.

Si parte con una malinconica cover di un classico del sole invitto come “A Ship Is Burning”. Qui i Nostri riescono ad unire il Neofolk con atmosfere alle Depeche Mode anni Ottanta, facendo collidere due mondi apparentemente distanti. Segue un altro brano di Tony Wakeford, “In the Wake of the Wolf” che si tinge di un Future-Pop che ricorda un po’ quello degli svedesi Covenant.

Pezzo forte dell’album è una magistrale versione di “Death Of The West” che presenta anche un campionamento con la voce di Zekkini (Valerio Zecchini), agitatore culturale emiliano responsabile del Movimento Post Contemporary Corporation.
Stupenda, a seguire, una “Fire Of The Mind” dei Coil come avrebbero potuta immaginarla ad Ibiza i New Order nel loro periodo Balearic Beat.

Dopo una versione sintetica ed urbana quanto mai attuale di “Media” dei Sol Invictus, troviamo una “Crowleymass”, brano in origine dei HÖH /Current 93, su cui ballare una “apocalittica” break dance anni Ottanta. Molto valida anche “Gold is King”, altro bano dei Sol Invictus, con tanto di campionamento della voce di Ezra Pound ad arricchire il tutto.

Verso il finale emergono altre due canzoni della morte in giugno: la famosissima “All Pigs Must Die”, un piccolo capolavoro (anche nel video molto ironico) nonché brano trainante dell’album dei TourdeForce, e una “Murder Made History” elettrificata sospesa tra Synth-Pop, EBM e paranoie di guerre incombenti.

“In Days To Come” dei Sol Invictus i Nostri gonfiano il “beat” con un approccio robotico alla Kraftwerk, mentre l’ultimo episodio è sotto il segno di un ibrido Synth-Post Punk efficace e tagliente, anche grazie ad un sapiente uso della chitarra elettrica. Del resto, ci troviamo di fronte ad un brano leggendario come “Stormclouds Over Europe” dei famigerati  Above The Ruins. Chi li conosce, sa di cosa si sta parlando.
In sintesi, è una conclusione perfetta per un album che riesce a ricreare lo spirito di una certa musica che, schivando ogni reducismo fatalista, si pone sul bordo che separa la decadenza occidentale dall’elettrica carica vitalista “esperiale”. Il risultato è una musica sintetica e, per forza di cose, archeo-futurista.

Tracklist:

  1. A Ship is Burning
  2. In the Wake of the Wolf
  3. Death of the West
  4. Fire of the Mind
  5. Media
  6. Crowleymass
  7. Gold is King
  8. All Pigs must Die!
  9. Murder made History
  10. In Days to come
  11. Stormclouds over Europe