Leggendo “Pornoliberismo” di Andrea Venanzoni

No, in “Pornoliberismo”, il nuovo libro di Andrea Venanzoni pubblicato per Liberilibri, non troverete Margaret Thatcher vestita da domina in pelle nell’atto di “cavalcare” un minatore gallese. Si tratta, invece, di una approfondita e documentata riflessione sulla libertà individuale in relazione ad alcune pratiche sessuali ed alla loro rappresentazione/messa in scena. Erotismo, pornografia, prostituzione, sadomasochismo ed omosessualità sono tutti argomenti affrontanti e messi in relazione con la massificazione, il controllo statale e il loro “disinnesco” nei mass media e su internet. Venanzoni, già autore di libri come “Ipotesi neofeudale”, “La tirannia dell’emergenza” e il “Il trono oscuro“, qui si occupa della marginalizzazione degli aspetti più “libertari” del desiderio individuale.

Quella dell’autore è un presa di posizione forte e coraggiosa sulla pornografia e su alcune pratiche sessuali più o meno estreme. La politicizzazione crescente e sempre più pervasiva dei diversi aspetti della sessualità, per Venanzoni, è il principale nemico della libertà e del godimento individuale.
Tra i vari proclami che sbraitano in piazza di diritti da riconoscere, nella miriade di sigle e di associazioni con acronimi sempre più lunghi e iper-descrittivi, si cela il pericolo reale e sempre più evidente di una “collettivizzazione” forzata del desiderio e di una sua conseguente anestesia.
Ad esempio, come nota l’autore del libro, la tanto decantata rivoluzione sessuale degli anni Sessanta è stata in massima parte un’insincera opera di conformismo nei suoi aspetti più politicizzati e manifesti. Si faceva perché bisognava farlo, per essere in linea con le direttive di movimenti politici e gruppuscoli vari. Era un atteggiamento conformista, lontanissimo, ad esempio, dalla carica erotica sovrumanista di un Gabriele D’Annunzio.

Il rischio oggi è quello di una sessualità troppo normata e disciplinata e per questo disattivata e resa sterile. Il nemico principale del desiderio sessuale e della pornografia odierna è uno Stato che entra prepotentemente sotto le lenzuola. E non lo fa certo per “sorvegliare e punire” ma per distribuire etichette. È uno Stato che mira principalmente a far contenti solo i vari gruppi politici organizzati per raccattare voti e per perpetrare se stessi. Del resto, come diceva Nietzsche lo Stato è “il più freddo di tutti i mostri”. Tra ghetti semantici e censura politicamente corretta, lo Stato “raffredda” il desiderio con le sue regole pervasive. Lo fa soprattutto con la sua burocrazia asfissiante, oscillante tra paternalismo comprensivo e compravendita di voti in cambio di bandierine arcobaleno da agitare ipocritamente in TV e sui Social.
Sia i perbenisti bacchettoni cristiani, sia le varie associazioni LGBT***ecc, concorrono entrambi a questa opera di “normalizzazione” forzata. Il sesso “reale ed oscuro” muore per troppa luce, per eccesso di regole e di sigle. Tutto si estenua in rivendicazioni che cercano di traghettarlo nel mainstream più asfissiante. Ed ecco, che su OnlyFans le signorine diventano “creatici di contenuti” per magia di una nuova neolingua orwelliana che si smarca in maniera politicamente corretta e puritana da coloro che del corpo fanno mercimonio non virtuale.

Venanzoni dedica diverse pagine anche all’opera di normalizzazione dell’omosessualità, un’operazione politica che ha disinnescato la sua carica più libertina ed estrema. Inoltre, si sofferma sulla storia del sadomasochismo e di come abbia subito anch’esso un’opera di “vanillizzazione”. Tutto degenera in noiosissimi dibattiti virtuali che hanno completamente messo in luce ogni lato oscuro. In questo modo il BDSM si banalizza e si rende sempre più simile ad una carnevalata ossessionata dalla sicurezza della pratica.

L’excursus attraverso certe tematiche non risparmia al lettore i dettagli più estremi, a volte anche terrificati e ripugnanti, ma l’autore non cerca mai di indorare la pillola. Certe cose vanno presentate per quello che sono, anche nella loro sconcertante brutalità. Si va quindi dal marchese de Sade a Peter Sotos, da George Bataille ad Adam Parfrey.

In “Pornoliberismo” non si risparmiano critiche soprattutto ad un marxismo che ha sempre criticato la prostituzione in chiave paternalista e ad un femminismo che è arrivato a considerare i ogni rapporto sessuale eterosessuale come una sorta di aggressione del maschio contro la donna.

“È un pensiero che nega in radice qualunque ipotesi di autodeterminazione individuale, che fa recedere la donna a un atomo sottoposto al penetrante, asfissiante controllo dello Stato: uno Stato morale non dissimile da una teocrazia che terrà la donna, castigata nei costumi e nel contegno, sotto il proprio tallone.”

Venanzoni ribadisce che i nemici del porno, ovvero femministe, cacciatori/sbandieratori di diritti ed ipocriti politicanti, sono sempre più pericolosi del porno stesso. Personaggi che litigherebbero su tutto, da diverse barricate politiche, sono sempre in prima linea quando si tratta di attaccare il desiderio individuale non normato e non definito. È la parola incasellante che occulta l’atto, frena l’ardore, rende il tutto mainstream e “anti-porno”.
In sintesi, “Pornoliberismo” ci sbatte in faccia che per il sesso e per il porno il nemico, per parafrase Jay Nock, è proprio lo Stato.